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"San Francesco, infaticabile ricercatore di paesaggi naturali e di solitudini che lo ponessero a più diretto contatto con Dio, fu pure, tra il 1221 e il 1225, (una prima volta - sembra - già nel 1216) nel Cicolano, la mirabile valle che Cesare Cantù definì "La Svizzera d'Italia". Qui il Santo incontrò una nobile fanciulla,
Filippa, dei Baroni Mareri che discendevano dai Conti dei Marzi e che dominavano
in S. Pietro di Molito (oggi Borgo S. Pietro) così denominato da un mulino ivi
esistente.
Frate Francesco le dové parlare di un'altra
fanciulla di nobili natali, Chiara di Assisi, che fin dal 1212 aveva abbandonato
le lusinghe del mondo per darsi ad una vita di povertà e di preghiera.
La giovane baronessa subì fortemente il fascino di
quelle parole se, nata e vissuta in una condizione di nobiltà e di agiatezza,
preferì ad un certo momento lasciarsi alle spalle privilegi e ricchezza per
andare a vivere nella solitudine di una grotta.
Né valsero le opposizioni dei familiari,
soprattutto del fratello Tommaso, a farla redere dal proposito. Nel 1228 i
fratelli finirono col cederLe alcuni fabbricati ove la giovane e le sue compagne
fissarono la dimora e che costituirono il nucleo del primo Monastero.
Per la piccola comunità S. Francesco prescrisse le
stesse regole del Secondo Ordine e dette come padre spirituale Fra Ruggero da
Todi, uno dei suoi primi seguaci. Un beneplacito di Papa Gregorio IX del 21
luglio 1231 confermerà la nascita della piccola comunità.
Il Monastero divenne un centro di apostolato:
Filippa operava francescamente nella realtà di ogni giorno, offrendo
cibi ai poveri, distribuendo farmaci ai bisognosi, istruendo gli incolti. Un
esempio di francescanesimo fatto di apertura verso i fratelli, attento ai loro
desideri, alle loro esigenze, ai loro dolori.
Del primo edificio adattato a monastero oggi non
rimane nulla: esso scomparve nel 1941 sotto le acque del bacino del Salto.
La società "Terni" ricostruì però il Monastero e
la Chiesa e a fianco di quest'ultima la Cappella votiva di S. Filippa con lo
stesso materiale di un tempo.
Ancor oggi, il 16 febbraio (la Santa morì il 16
febbraio 1236) si ricordano le virtù e le opere di Filippa Mareri e lunghe
teorie di persone in tale giorno si recano in devoto pellegrinaggio alla grotta
che la ospitò nella sua vita di solitudine e di preghiera.
E le suore del monastero francescano di Borgo S.
Pietro testimoniano ancora la validità del messaggio che Francesco e Filippa
lasciarono come retaggio alla buona gente del Cicolano.
A testimonianza di Ottavio Beltramo
(Descrizione del regno di Napoli), di carlo De Lellis (Discorsi
genealogici delle famiglie nobili del regno di Napoli) e di altri (Filippo
Brizi, Vita di S. Filippa Mareri), la famiglia Mareri trasse la sua
origine dalla stirpe potentissima dei conti de' Marsi, i quali alla loro volta
discendevano per linea retta dall'imperatore Carlo Magno.
Lo stemma della famiglia Mareri era costituito da
tre piramidi di argento in campo vermiglio e nelle punte delle piramidi da tre
rose parimenti d'argento, le quali furono aggiunte allo stemma primiero per
concessione dei principi normanni. Nel Cicolano se ne serbano ancora tre
esemplari, due incisi in pietra, dei quali uno a Marcetelli ed un altro è murato
nella fontana di Fontefreddo, frazione del Comune di Fiamignano; un terzo poi se
ne vede maestrevolmente dipinto in una stanza della casa del Sig. Nicola
Capriotti in Rigatti.
Anche l'Ughelli nella sua "Italia sacra" lo porta
egualmente disegnato, quando parla di Francesco Mareri vescovo di Brescia.
Filippo mareri ebbe per moglie una donna di nome
Imperatrice, anch'essa di nobile prosapia e discendente da antichissimi baroni
di queste nostre contrade. da costoro nacquero quattro figli, che furono
Filippa, Tommaso, Gentile ed un'altra di cui non ci è stato trasmesso il nome,
ma che si fece monaca con la sorella Filippa e se ne trova menzione nella vita
di essa santa. Di Filippo Mareri non si hanno altr notizie.
Filippa Mareri nacque nell'anno 1190 nel castello
di Mareri. Fin dalla sua prima giovinezza si rese istruita nelle dottrine
cristiane e si applicò con tutto il fervore alle pratiche religiose. Sfuggì gli
ornamenti della sua nobile casa, dié segni di gravità di costumi e fece
risaltare la sua modestia nelle parole e in tutte le sue azioni.Infervorata al
disprezzo del mondo e delle ricchezze, ricusò varie proposte di matrimonio coi
giovani di pari condizione e fece voto di castità, per custodire la quale vigilò
con ogni attenzione.
Non avendo nella casa paterna luogo conveniente
per meditare sulla salute propria e dei suoi prossimi, propose di rimanersene in
una stanza della sua casa, come in prigione, e quivi implorar da Dio luogo più
libero dalle distrazioni che le davano gli affari e i tumulti del fratello
Tommaso e dei suoi consanguinei.
Ma non potendovi ottenere la desiderata pace
dell'anima, recise le sue chiome e se ne salì nella montagna che sovrasta Mareri
in compagnia di alcune donne che l'avevano scelta a modello di virtù. Quivi
ricoverossi in una grotta che trovasi in una maestosa roccia che si erge quasi
presso la cima e che oggi è distinta col nome di Grotta di S. Filippa, e,
deposti gli abiti secolareschi e morbidi, vestì vili e poveri panni con
l'intenzione di condurvi vita eremitica insieme con le sue compagne. E perché il
luogo rimanesse chiuso ad ogni impulso esterno, propose di munirlo dentro e
fuori con ampie fabbriche.
Spiacque sulle prime tale risoluzione di Filippa
al fratello Tommaso, ma poi ben riflettendo su quanto Ella aveva compiuto, e
ravvisando in ogni opera di Lei la volntà divina, andò a trovarla nel luogo
anzidetto e la pregò di passare nella chiesa di S. Pietro in Moleto, invece di
rimanersene colassù, promettendo di cederle il padronato ch'egli aveva di quella
con affrancazione perpetua.
Accettò Filippa l'offerta, e con le sue compagne
passò nella chiesa ceduta, presso la quale istituì un monastero con animo di
vita penitente secondo le regole con cui allora istituiva le sue suore Chiara
d'Assisi e quivi in breve raccolse una sufficiente famiglia pel concorso di
molte donne allettate dalla fama del santo vivere di Lei.
Dotò la chiesa con le robe del suo patrimonio e
con quelle delle donne che si erano a Lei unite e recinse il Monastero contiguo
di nuove mura claustrali. Lo fece rendere esente da ogni peso di servitù; ed il
fratello Tommaso, con l'intervento della madre, ne fece a Lei pubblico
istrumento ai 30 settembre 1228 (trovasi nell'arch. del monastero di S. Filippa
in Borgo S. Pietro).
A tenore di esso la chiesa reatina, capo della
diocesi, accordò il beneplacito e finalmente ai 21 luglio del 1231, il pontefice
Gregorio IX, che allora dimorava a Rieti, con una bolla(1) diretta a Filippa prioressa e alle suore di S. Pietro di
Moleto, accolse sotto la sua protezione le loro persone e la chiesa con tutti i
beni che possedevano e che potessero acquistare.
Ordinato Filippa il suo monastero e confermatavi
la Regola che teneva nel suo Santa Chiara, spiegò tutto il suo impegno
nell'ammaestrare le sue compagne con le proprie virtù e con frequenti
esortazioni, e per non comparire maggiore, ma uguale alle altre, attendeva al
compimento anche dei più umili servigi.
Alla fine, piena di meriti, cessò di vivere ai 16
febbraio del 1236, nell'età di circa cinquantasei anni. Il suo corpo fù
depositato in un onorevole sepolcro nella chiesa stessa del Monastero, dove
btuttora si conserva.
Ben presto si diffuse la fama della sua morte e un
gran numero di fedeli incominciò a concorrere al suo sepolcro, attrattivi dai
miracoli che Iddio operava per mezzo di Lei; onde il pontefice Innocenzo IV con
Breve del 27 giugno 1246 (2) in cui la nominò
col titolo di beata, concesse a chiunque interveniva alla festa di lei
remissione dei peccati.
Nella vita della beata Filippa di Gianfilippo
Brizi è detto che Ella ebbe la fortuna di ascoltare S. Francesco d'Assisi che si
era recato a Mareri.
Ora l'anzidetto santo dovette andarvi nel 1225,
anno che dimorò per qualche tempo in Rieti per curarsi una grave malattia degli
occhi, e che poi, migliorato alquanto, percorse i castelli vicini a Rieti sia
nell'Umbria che nel regno di Napoli (3).
(1) La Bolla si conserva nell'arch. del Monastero di S. Filippa in Borgo S. Pietro. (2) Il Breve era una lettera papale, meno importante della Bolla. (3) Wadding, Annales Ord. Seraf. ad annum 1225.
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